giovedì 29 ottobre 2009

Piazza del Luogo Pio: bisogna porre un freno alla cementificazione.

Ogni volta che si progetta una nuova trasformazione urbana bisognerebbe pensare a due ordini di problemi: l’’utilità sociale dell’operazione e la migliore organizzazione del quartiere, attraverso il nuovo disegno urbanistico.
Ora è indubbio che in Venezia poche trasformazioni sono state fatte per pubblica utilità, fatta eccezione per l’esproprio del comparto di Via Strozzi trasformato in alloggi a canone sociale e spazi pubblici (il centro donna) e la ristrutturazione del comparto via del porticciolo – scali finocchietti dove ha sede la circoscrizione, anch’esso affittato a canone sociale e assegnato alle graduatorie ERP, per il resto tutti gli interventi sono stati di segno opposto, aree e edifici pubblici sono stati affidati ai privati: comparto degli Uffici dei Grani, Via della Madonna angolo Via Borra, l'edificio ex militare di Piazza dei Domenicani trasformato in monolocali, proprietà di partiti politici di sinistra trasformate in uffici e proprietà del clero vendute a peso d’oro per realizzare nuovi appartamenti in proprietà.
Dello stesso segno è l’operazione del Luogo Pio – Consabit: il terreno è ceduto dal Comune ai privati per costruire appartamenti (spesso seconde case per investimenti di capitali che in banca darebbero meno rendimento).
Questa logica di privatizzazione sembra destinata ad interessare anche l’edificio del Palazzo Del Borro in Scali Rosciano, che il Comune ha ricevuto in beneficenza per i poveri, una sorte simile a quella del palazzo sul Viale Carducci 27 ceduto ai privati sempre per nuovi alloggi.
Insomma si lavora ai nuovi piani PEEP ma intanto, ben lungi dall’acquisire edifici privati a scopo sociale (anche in proprietà miste) si cede quel poco che resta dei beni comuni.
Furono invece motivati dalla necessità di avere un quartiere più salubre gli interventi di fine 800; il ramo del fosso davanti al Luogo Pio fu interrato e sul suo terrapieno fu realizzato il viale Caprera: è scomparsa la Piazzetta dei Grani, gli Scali dello Spiaggione e delle Saponiere, quelli del Luogo Pio, ed è sparita Via di Mezzo.
Dopo gli interventi di sventramento per ragioni igieniche sanitarie, la guerra ha lasciato ferite aperte e tuttora visibili nel largo spazio detto oggi Piazza del Luogo Pio.
La piazza è diventata un parcheggio e si configura come un uno spazio indifferenziato e anonimo, del tutto privo di qualità urbana.
Conveniamo dunque sulla necessità di una riqualificazione urbana, ma non condividiamo la riduzione dell’ampio slargo tra le due chiese, (tra le più belle di Livorno insieme a quella dei Domenicani) ad una corte interna, chiamata impropriamente nuova Piazza del Luogo Pio, racchiusa tra una cortina d’edifici nuovi a riprova che a Livorno ogni vuoto è cementificato senza pietà, come se lo spazio libero fosse di per se una qualità negativa, anziché una risorsa per la collettività.
Quanto alla scelta di “riprodurre” il contesto originale bisognerebbe ragionare sul fatto che la storia di una città e del suo centro storico è dinamica mai statica; è fatta di trasformazioni, elevazioni, demolizioni etc. e spesso tale scelta produce falsi storici di dubbio gusto, oltre che molto costosi
Inoltre le nuove costruzioni di Luogo Pio si iscrivono nella più vasta opera di cementificazione di ogni spazio residuale: una vera predazione di ogni lotto costruibile; in aggiunta alla trasformazione di vecchi edifici (vedi Paradisino) in case d’abitazioni, la divisione dei grandi appartamenti settecenteschi in monolocali, aggravando intollerabilmente i problemi dei parcheggi, del traffico e dell’inquinamento in VENEZIA che peggiorano la qualità della vita nel quartiere settecentesco.
Dal momento che lo standard è bassissimo (5 mq ad abitante di verde e spazi pubblici) bisognerebbe approfittare delle demolizioni per aumentare tale indice.
Meglio dunque dal punto di vista architettonico tornare al progetto originale, che consente la progettazione di uno spazio simbolico verde ed alberato per ricordare la distruzione e il disastro di ogni guerra.
Quanto al fatto che le nuove costruzioni, edificate sul terreno di proprietà comunale, possono servire a lenire il problema dei senza alloggi o degli sfrattati, ci rifiutiamo di fare commenti, ai prezzi di cessione praticati dalla Coop (appena più calmierati rispetto ai privati) nessuna famiglia anziana o precaria o monoreddito potrà accedere alla proprietà dei monolocali.
Come male minore crediamo che vada respinta la variante al vecchio progetto, magari chiedendo alla Coop di concedere una quota (non umiliante) di alloggi, a canone accessibile, come già sperimentato a Siena dove i nuovi alloggi costruiti dalla Fondazione del Monte dei Paschi e dal Comune sono affittati a 4 euro al metro quadro al mese.
Questo si potrebbe essere un risultato positivo, di pubblica utilità.

Osservatorio livornese sulle trasformazioni urbane.
Livorno 12 marzo 2006

Alleghiamo progetti a confronto.

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