venerdì 19 febbraio 2021

Salvetti “salvatore della patria” di Daniela Bertelli, Daria Faggi, Leonardo Bertelli, Paolo Gangemi, Tommaso Tocchini

 La linea oggi dominante è quella di consegnarsi ai “salvatori della patria”, e il Sindaco di Livorno, anche in questa risposta, ne interpreta il  ruolo presentandosi come il risolutore di tutti i problemi accumulatisi negli anni, con una rimozione della memoria delle scelte e delle responsabilità a cui nessuna amministrazione succedutasi da decenni risulta estranea. Ostacolato, in questa sua opera, dalla voce di cittadine e cittadini che esprimono come possono il  disaccordo su alcune delle sue scelte, non ascolta e reagisce dimenticando il suo stesso programma elettorale che molto insisteva sulla necessità della partecipazione attiva.

Così  la retorica politica e la semplificazione dei problemi impera, si mette tutto nello stesso calderone senza distinzione di merito e peso delle problematiche.

Si accostano operazioni di ordinaria gestione con decisioni fondamentali per il futuro della città: non distinguendo il grande coraggio di un divieto di sosta, con il  doveroso riconoscimento postumo di prestigiosi personaggi livornesi, con la gestione temporanea dell’emergenza abitativa, con gli annunci periodici di bizzarre soluzioni per il riuso dell’ippodromo, con  il continuo instillare tra le righe delle dichiarazioni la tenacia  a ribadire l’atteggiamento sordo ai richiami alla ragione sull’accordo di programma per l’ospedale.

Per questo l’OTU a conferma del suo sdegno per la previsione del nuovo blocco ospedaliero dentro il parco Parterre/Pertini e a dimostrazione della propria convinzione che il nuovo ospedale va assolutamente fatto, ma con un impegno progettuale ed una prospettiva ambiziosa  che coinvolga,  implementi e rigeneri  il complesso storico, per la creazione un nosocomio a misura di una città come Livorno e non come un ospedale satellite, si trasmette un’ulteriore riflessione sulle problematiche rilevate nel programma sottoscritto da ASL/RT/AC/Mibac mina occulta nel cuore della città a rischio metastasi.



giovedì 18 febbraio 2021

Le baracchine del lungomare livornese di une fase di studio di Daniela Bertelli Daria Faggi Tommaso Tocchini


Dario Matteoni nei giorni scorsi  ha  espresso il suo parere sul programma di demolizione delle baracchine del lungomare urbano deciso dal Comune di Livorno.

L’intenzione del Comune era apparsa sulla stampa già da qualche tempo, ma non si era aperta in proposito una fase di approfondimento da condividere extra Palazzo, come se la scomparsa delle strutture di un sistema di servizi ed esercizi pubblici, frutto di uno studio  organico ed articolato degli uffici tecnici comunali e del progetto di Cristiano Toraldo di Francia, non dovesse costituire almeno argomento di informazione e di confronto. (ancora una volta si ribadisce l’importanza di un vero Urban Center e la sua funzione)   

La nuova tendenza comunale sembra la ricerca di facili soluzioni nelle piccole come nelle grandi questioni,   la scelta della semplificazione, pur di sbarazzarsi di problemi “fastidiosi”, nascondendo in questo caso il problema di una gestione incontrollata e come sempre ignorando le conseguenze di tale approccio.

Ci riserviamo di esprimerci in maniera circostanziata sul caso, cosa che richiede tempo e applicazione, che in questo periodo sono indispensabili, perché impraticabili  sono i confronti diretti e tempestivi per le restrizioni ed rispetto della distanza sociale, situazione emergenziale che sembra agevolare invece i centri decisionali che limitano così i contraddittori.  

Concordiamo con le conclusioni di Dario Matteoni, opportunamente sollecitato dal Tirreno, con le linee da lui suggerite per salvaguardare le baracchine di Toraldo, chiedendo al Comune di avviare una fase di studio e riflessione prima di procedere ad operazioni irreparabili.

da lui suggerite per salvaguardare le baracchine di Toraldo, chiedendo al Comune di avviare una fase di studio e riflessione prima di procedere ad operazioni irreparabili.