mercoledì 16 giugno 2021

A proposito del progetto del nuovo ospedale a Livorno: andrà tutto bene? Qualche ragionevole dubbio di Daniela Bertelli, Daria Faggi e Tommaso Tocchini.

 


Da oltre un anno viviamo in una situazione assolutamente inedita e assai  pesante per la grande maggioranza delle persone: la pandemia, con tutte le sue conseguenze, ha dimostrato che, se vogliamo rendere possibile un futuro meno ingiusto e più vivibile, sono necessarie la volontà e la  capacità di adottare nuovi punti di vista, nuova progettualità, anche a partire dal riconoscimento degli errori,  della pericolosità di  scelte dissennate del passato.

È indubbio che il sistema sanitario ha mostrato tutti i suoi limiti e soprattutto quali conseguenze nefaste abbia  comportato la scelta degli ultimi dieci anni  di ridurre in modo significativo le risorse a disposizione del sistema sanitario pubblico, a vantaggio del privato, scelta che è stata praticata da tutti i governi che si sono succeduti e che è stata ben presente anche a livello di governo della Regione Toscana.

Ma si sa, la memoria e la capacità di riconoscere gli errori non sono una caratteristica della politica tradizionale italiana; forse di fronte alla tragedia di questo ultimo anno, che ha investito molteplici aspetti della vita, sarebbe già molto se  si inaugurasse un modo altro di leggere la realtà e di stabilire le priorità.

Il richiamo alla urgente necessità di rivedere, ripensare il modello di intervento sanitario è venuto , fin dall’inizio del dilagare della pandemia, da più parti; sul piano formale nessuno l’ha negato, ma …..quello che conta, per la vita delle singole persone e della collettività,  è il piano sostanziale, ciò che concretamente si mette in campo , anche nelle scelte locali.

Ed allora: come leggere le scelte che stanno alla base del Progetto del nuovo ospedale a Livorno?

In un articolo comparso, alcuni mesi fa (9 marzo 2021), sul Il tirreno abbiamo letto le forti preoccupazioni espresse dai consiglieri comunali livornesi del PD rispetto ad un possibile  “ridimensionamento dei servizi offerti ai cittadini livornesi”, che comporterebbe l’obbligo per chi abita a Livorno di ricorrere a cure in altri ospedali della Regione, come Lucca e Massa, anche a causa dei costi e degli obblighi derivanti dai contratti di projet financing, che hanno finanziato gli ultimi quattro  ospedali costruiti in toscana nella misura di circa 45%; projet financing che sarà  anche, come lo definisce la Regione Toscana nel 2017 uno strumento innovativo di partenariato pubblico-privato, ma di sicuro  ha presentato non poche criticità.

Condividiamo queste preoccupazioni per il futuro e  ci è venuto spontaneo chiederci:” Ma questo progetto, oggi e qui, non è già conseguenza del ruolo attribuito  alla sanità livornese dalla Programmazione regionale?”.

E poi è proprio politicamente corretto e democraticamente efficace subire passivamente i diktat regionali? La trasformazione delle USL in Aziende ha di fatto resa assai più difficile la possibilità di indirizzare e controllare le politiche sanitarie da parte dei Comuni e delle popolazioni su cui quelle politiche incidono, ma questo non significa che i sindaci non possano o meglio non debbano  esercitare un ruolo di indirizzo in materie che riguardano il benessere e la salute delle popolazioni che amministrano, anche in conflitto con altre istituzioni. Al di là delle competenze, stabilite da leggi e regolamenti, il ruolo di sindaco è politico,ed è sul terreno delle scelte politiche e di come si realizzano, che si misura e giudica il suo operato.

Pare significativo che nell’articolo di Giulio Corsi su Il  Tirreno di venerdì 11 giugno, in cui, usando le parole del giornalista, “Salvetti auto-promuove se stesso e la sua giunta” l’ospedale non rientri nelle «dieci cose fatte da incorniciare, particolarmente significative» indicate dal sindaco, così come le espressioni da lui usate, su sollecitazione del giornalista,a proposito del “Nuovo ospedale” tendono a attribuire  alla Regione responsabilità e protagonismo nelle scelte. 

Il ridimensionamento delle prestazioni e del ruolo dell’Ospedale di Livorno è in atto già da anni, lo sa il personale sanitario, lo sa chi per esperienza personale si è trovato nella condizione di paziente.

Oggi, oltre a questa realtà di fatto, ci troviamo di fronte a una situazione che impone soluzioni nuove, all’altezza delle nuove esigenze, sapendo che non sarà più possibile rifugiarsi dietro l’alibi della imprevedibilità e dell’emergenza.

Il progetto attuale del nuovo ospedale di Livorno , che ricalca in buona sostanza il modello utilizzato per i quattro  “nuovi ospedali “ costruiti in Toscana  tra il 2013 e il 2016 ,  non tiene in alcun conto le nuove necessità anche di progettazione edilizia dei nosocomi, sottolineate durante questo anno da  moltissimi articoli e saggi  di tecnici e di  esperti di sanità  e ci pare utile ricordare che in alcuni casi, durante la pandemia, i “nuovi ospedali” si sono mostrati non adeguati,  per numero di posti letto e per scarsa flessibilità della struttura, alle necessità, tanto da dover ricorrere ad altri edifici.

Inoltre nel Progetto per il Nuovo ospedale di Livorno, stando alla documentazione ufficiale ad oggi disponibile, il numero dei posti letto è stato  dimensionato sulla base dello stato di fatto del nosocomio livornese attuale in epoca-prepandemica, secondo quanto affermato, in risposta ad un quesito posto dall’O.T.U. nell’ottobre 2020, dalla dottoressa Sabina Sanguineti, autrice della Relazione Sanitaria sul Progetto di ristrutturazione del Presidio Ospedaliero di Livorno del maggio 2020.

A noi sembra che ci siano tutti i presupposti perché chi governa si assuma la responsabilità di modificare scelte e decisioni che fin dalla fase progettuale mostrano notevoli criticità, anche sul piano della capacità di rispondere ad un quadro di esigenze, per alcuni versi inedite, o meglio sottovalutate,  che la pandemia ha  drammaticamente evidenziato . 


giovedì 18 marzo 2021

Abbiamo letto,con attenzione e soddisfazione, sul Tirreno del 17 u.s. un articolo sul nuovo ospedale di Leonardo Bertelli per l’OTU


Abbiamo letto,con attenzione e soddisfazione, sul Tirreno del 17 u.s. un articolo sul nuovo ospedale e sul lento iter di  conclusione dell’operazione. Contrariamente ad alcune opinioni, la soddisfazione è data appunto dalla “lentezza” che ci pare possa essere un aiuto alla razionalità ed alla riflessione e, magari, ad un ripensamento .

Cogliamo quindi l’occasione per dare, come Osservatorio sulle Trasformazioni Urbane, un contributo al dibattito e, se possibile, al chiarimento di alcuni aspetti  evidenziati nell’articolo in esame.

Primo elemento : un “accordo di programma” non può costituire una scorciatoia per decisioni che dovranno essere assunte ma semplicemente, come dice la stessa denominazione, un “programma” per decisioni future sulla cui realizzazione varie istituzioni concordano l’iter autorizzativo. Le varianti urbanistiche dovranno essere fatte in seguito ed in seguito dovranno essere approvati i progetti e le modalità di realizzazione. Le scadenze sono solo indicative e sono condizionate da atti futuri comunque da assumere nei tempi necessari.

Il piano di caratterizzazione ambientale. Tale piano è indispensabile per il risanamento e l’utilizzazione di aree ritenute inquinate come quelle della ex Sice-Pirelli, cioè aree derivanti dalla dismissione di fabbriche che nel corso della propria attività hanno utilizzato o prodotto elementi potenzialmente inquinanti. Nessuno obbligava l’Azienda USL o il Comune ad utilizzare sconvolgendole aree che ritenevano inquinate e che erano da 30 anni ormai ricoperte e confinate; tale scelta di utilizzazione, che riteniamo ingiustificata e sconsiderata, comporta che l’utilizzatore predisponga il piano in oggetto, cioè l’Azienda USL Toscana nord/ovest e non il Comune che utilizzerebbe, in questa circostanza,  risorse da destinare al proprio patrimonio.

In ogni caso chi procede a tali operazioni deve necessariamente partire dalla situazione anteriore, cioè dalla presenza della fabbrica, esaminando planimetrie e destinazioni d’uso per verificare dove, eventualmente, fossero depositati inquinanti, come venne fatto negli anni ’80, al momento della realizzazione dell’ampliamento del Parco. Da nessuna parte del piano di caratterizzazione si fa riferimento alle preesistenze, ma si esamina solo parzialmente il sottosuolo. Le sorprese, ed eventuali ritardi, potrebbero venire successivamente in fase di escavi.

Permute, manca la perizia. Capiamo che questo sia un periodo difficile per il Comune per effettuare perizie per permute, in considerazione delle questioni aperte nell’ufficio patrimonio, ma riteniamo che la permuta di un’ area pubblica comunale, destinata ed usata come verde ed attrezzature pubbliche ma, tutto sommato, libera con un’area  attualmente usata come sede ospedaliera e che tale dovrà rimanere fino a quando non sarà realizzato il nuovo ospedale, potrà configurarsi al più come una promessa con incerta concretizzazione nei tempi e nella realizzazione, nel caso in cui la costruzione del nuovo ospedale non trovasse conclusione o si determinassero ritardi nei tempi di realizzazione. In tale incertezza la definizione dell’esatto valore dei terreni appare assai problematica e non valutabile come area disponibile ; inoltre nel quadro economico ad oggi disponibile non sono comprese le demolizioni né ipotizzato chi le assumerà.

Rompicapo masterplan. Appare quanto meno inconsueto che uno strumento attuativo comunale venga redatto da un privato, come si configura l’Azienda, secondo i propri interessi, investendo, tra l’altro aree che non sono di sua proprietà, non solo comunali ma in buona parte proprietà privata se consideriamo l’intero quadrilatero confinato dal viale Carducci, dal viale Alfieri, dalla via Gramsci e dalla via Del Corona.

 Il finanziamento del nuovo nosocomio, è definito dalla Regione Toscana dalla  Delibera N 703 del 08-06-2020, che rappresenta una  parziale modifica del Piano degli investimenti della Regione, nel senso che sposta il grosso dei finanziamenti alla annualità 2022, ma non si fa alcun esplicito riferimento alle fonti dei finanziamenti, che, quindi, rimane in proporzione quella individuata dal Piano di investimenti sopra richiamato, che prevede anche l’alienazione di beni.  È lecito, quindi, supporre, che ad oggi anche gli edifici storici attualmente costituenti gli Spedali Riuniti possano essere oggetto di alienazione e naturalmente la loro destinazione d’uso è elemento fondamentale del loro valore. Tale destinazione d’uso non può essere nascosta sotto i termini generici “rigenerazione” o “riqualificazione” e non compare da nessuna parte l’impegno finanziario per la cosiddetta “Cittadella della salute”; tra l’altro più volte da parte dei tecnici comunali e dell’ A USL, è stata affermata la difficoltà, anche se poco credibile, di ristrutturazione e di consolidamento antisismico degli edifici storici ospedalieri. Abbiamo notato che l’arch. Silvia Viviani, che come assessora all’Urbanistica segue la questione, fa parte del consiglio di amministrazione della CDP immobiliare srl che è attiva nella valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà e di provenienza pubblica attraverso operazioni di sviluppo e di riqualificazione urbanistica; la società ha acquisito un’esperienza specifica nel settore delle trasformazioni e valorizzazioni urbanistiche e l’ha estesa poi all’intera filiera immobiliare con lo sviluppo dell’attività di gestione, costruzione e di commercializzazione. Al di là delle questioni di possibile conflitto di interesse, su cui non ci interessa entrare in questa sede, desideriamo richiamare alla fondatezza delle ipotesi che vengono avanzate e alla “trasparenza” cioè il dovere di chi amministra la cosa pubblica ed il denaro pubblico di render conto dell’uso che ne fa.

Si evidenziano poi altri problemi: se si riscontra da parte del Comune la necessità di una variante urbanistica evidentemente i progetti non rispettano le indicazioni contenute nelle regole attualmente vigenti per l’area, né per quanto concerne il regolamento urbanistico né per quanto concerne il piano strutturale. Non sappiamo  se il termine riportato “variante semplificata” , che non ci pare compaia in alcuna legge o manuale, serva solo a banalizzare la necessità della doppia variante o sia solo uno dei termini fantasiosi usati dall’assessora come l’ ”appiccicume” edilizio o l’ossimoro “urbanistica passo dopo passo” che nega qualsiasi processo programmatorio. A noi, modestamente, pare che la pianificazione territoriale ed urbanistica sia quel metodo, quell’insieme di strumenti capaci di garantire anticipatamente, in funzione di determinati obbiettivi, coerenza, nello spazio e nel tempo, alle trasformazioni territoriali. La città non è solo un affare.

Salta il bando ad aprile. Ci viene da dire: fortunatamente. Ciò consente una reale partecipazione sull’ubicazione del nuovo ospedale e sulla sua organizzazione in coerenza con l’ospedale esistente da salvare, partecipazione che non c’è stata né nelle modalità (informazione ed ascolto) né ne numero davvero esiguo dei partecipanti. Se si tiene conto del modo in cui l’ufficio tecnico dell’AUSl determina le manutenzioni dell’attuale edificio ospedaliero e della progettazione ed esecuzione della Casa della salute di via del Mare, ad Ardenza,  lo studio di fattibilità tecnico economica del nuovo ospedale da porre a base del bando per la progettazione delle opere forse richiede qualche ripensamento.


mercoledì 10 marzo 2021

L’ospedale e il Pd. di Leonardo Bertelli, Tommaso Tocchini, Daria Faggi.


Dal Tirreno del 9 marzo 2021 abbiamo appreso, con soddisfazione, che a Livorno  anche i consiglieri comunali del PD, partito che ha la maggioranza in Consiglio Comunale e che ha espresso il sindaco, si sono accorti che nella programmazione sanitaria riguardante la città di Livorno non mancano problemi.

Questo è quanto andiamo ripetendo da molto tempo ed in modo particolare e più insistente da circa un anno, cioè dalla firma, nel giugno 2020,  dell’ Accordo di programma tra Amministrazione Comunale, Regione, Provincia, Azienda USL Toscana nord/ovest, Sovrintendenza pisana Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che, senza alcuna consultazione con la cittadinanza, è comparso all’improvviso sulla stampa locale.

Anche in quella occasione sottolineammo come le indicazioni di nuovo nosocomio erano del tutto avulse da una seria e motivata programmazione sanitaria, che avrebbe dovuto precedere le scelte edificatorie, tanto più indispensabile in una situazione come quella di Livorno in cui negli anni si è assistito a un reale depauperamento dei servizi sia nell’ambito  dell’assistenza territoriale sia di quella ospedaliera, depauperamento che i consiglieri di maggioranza hanno denunciato solo oggi.

Come emerge da tutti i nostri interventi, con la proposta del Monoblocco si va a confermare il ruolo secondario , all’interno del sistema regionale, dell’ospedale livornese.

Con la cesura netta, prodotta dal prolungamento di via della Meridiana, tra Monoblocco e ospedale storico,si suggella l’abbandono del sistema attuale (lo sventramento della piastra chirurgica ne assurge a simbolo), si abbandona anche fisicamente l’ospedale storico, se ne separa il destino, se ne stravolge l’identità con la demolizione dei corridoi vetrati, predisponendo i padiglioni ad usi ignoti, in una configurazione somigliante ad una lottizzazione.

Con tardiva cognizione si corre ai ripari con improvvisate ipotesi di riutilizzo dei padiglioni, dopo aver perso l’occasione di rigenerarne il modello funzionale che in questa fase di emergenza pandemica è stato indicato come una possibile soluzione alla necessità del mantenimento di contemporaneità di cure.

Pare opportuno ricordare che nell’ottobre dello scorso anno abbiamo contestato alla direzione dell’azienda USL il modo in cui si era calcolato, in previsione del nuovo progetto, ed in epoca prepandemica,  il fabbisogno ospedaliero di Livorno, quantificato in un numero palesemente insufficiente: il rapporto abitanti/posti letto, il numero delle specializzazioni erano stati  dimensionati sui dati dell’intera regione, confermando quindi la necessità per la popolazione livornese di avvalersi di nosocomi posti fuori della nostra provincia.

In sostanza si rinuncia all’opportunità di creare, con una graduale ristrutturazione funzionale, che non dovrebbe aver conosciuto interruzioni, ed con una adeguata implementazione strutturale e dimensionale, coesa con il sistema originario, un grande ospedale che la città di Livorno merita.

Così la scelta localizzativa e costruttiva costituisce un triplo danno: un ospedale nuovo insufficiente, la completa dismissione funzionale di quello esistente e l’annullamento di una parte di verde pubblico.

Ci siamo chiesti e ci  chiediamo  perché il Comune di Livorno, sovvertendo l’ordine metodologico elementare della programmazione e progettazione urbana che vorrebbe vi fosse piena conoscenza del sistema poi la formulazione dell’idea infine la ricerca della migliore soluzione per realizzarla, abbia acriticamente accolto il progetto  della Regione Toscana  per il territorio livornese. Appare evidente che l’obiettivo principale di tale progetto non è tanto la risposta ai   bisogni del territorio livornese, quanto il completamento del disegno dei nuovi ospedali in Toscana, che ha caratterizzato la politica sanitaria della Regione nei precedenti anni e che ha mostrato non poche criticità. 

La presa di posizione del gruppo consiliare del PD sembra strappare finalmente il velo di insano opportunismo sulla questione ed aprire una nuova strada da percorrere  per realizzare un nuovo ospedale per Livorno, che, ricordiamo, è possibile all’interno dell’area ospedaliera attuale.

La nostra speranza è, quindi, che si possa al più presto correggere la rotta senza disperdere tempo e risorse utili, mettendo a frutto le esperienze di settore più recenti, per raggiungere un risultato che possa essere  un esempio da seguire e non una replica di modello di struttura standard la cui validità è già stata messa in discussione dove operante.


venerdì 19 febbraio 2021

Salvetti “salvatore della patria” di Daniela Bertelli, Daria Faggi, Leonardo Bertelli, Paolo Gangemi, Tommaso Tocchini

 La linea oggi dominante è quella di consegnarsi ai “salvatori della patria”, e il Sindaco di Livorno, anche in questa risposta, ne interpreta il  ruolo presentandosi come il risolutore di tutti i problemi accumulatisi negli anni, con una rimozione della memoria delle scelte e delle responsabilità a cui nessuna amministrazione succedutasi da decenni risulta estranea. Ostacolato, in questa sua opera, dalla voce di cittadine e cittadini che esprimono come possono il  disaccordo su alcune delle sue scelte, non ascolta e reagisce dimenticando il suo stesso programma elettorale che molto insisteva sulla necessità della partecipazione attiva.

Così  la retorica politica e la semplificazione dei problemi impera, si mette tutto nello stesso calderone senza distinzione di merito e peso delle problematiche.

Si accostano operazioni di ordinaria gestione con decisioni fondamentali per il futuro della città: non distinguendo il grande coraggio di un divieto di sosta, con il  doveroso riconoscimento postumo di prestigiosi personaggi livornesi, con la gestione temporanea dell’emergenza abitativa, con gli annunci periodici di bizzarre soluzioni per il riuso dell’ippodromo, con  il continuo instillare tra le righe delle dichiarazioni la tenacia  a ribadire l’atteggiamento sordo ai richiami alla ragione sull’accordo di programma per l’ospedale.

Per questo l’OTU a conferma del suo sdegno per la previsione del nuovo blocco ospedaliero dentro il parco Parterre/Pertini e a dimostrazione della propria convinzione che il nuovo ospedale va assolutamente fatto, ma con un impegno progettuale ed una prospettiva ambiziosa  che coinvolga,  implementi e rigeneri  il complesso storico, per la creazione un nosocomio a misura di una città come Livorno e non come un ospedale satellite, si trasmette un’ulteriore riflessione sulle problematiche rilevate nel programma sottoscritto da ASL/RT/AC/Mibac mina occulta nel cuore della città a rischio metastasi.



giovedì 18 febbraio 2021

Le baracchine del lungomare livornese di une fase di studio di Daniela Bertelli Daria Faggi Tommaso Tocchini


Dario Matteoni nei giorni scorsi  ha  espresso il suo parere sul programma di demolizione delle baracchine del lungomare urbano deciso dal Comune di Livorno.

L’intenzione del Comune era apparsa sulla stampa già da qualche tempo, ma non si era aperta in proposito una fase di approfondimento da condividere extra Palazzo, come se la scomparsa delle strutture di un sistema di servizi ed esercizi pubblici, frutto di uno studio  organico ed articolato degli uffici tecnici comunali e del progetto di Cristiano Toraldo di Francia, non dovesse costituire almeno argomento di informazione e di confronto. (ancora una volta si ribadisce l’importanza di un vero Urban Center e la sua funzione)   

La nuova tendenza comunale sembra la ricerca di facili soluzioni nelle piccole come nelle grandi questioni,   la scelta della semplificazione, pur di sbarazzarsi di problemi “fastidiosi”, nascondendo in questo caso il problema di una gestione incontrollata e come sempre ignorando le conseguenze di tale approccio.

Ci riserviamo di esprimerci in maniera circostanziata sul caso, cosa che richiede tempo e applicazione, che in questo periodo sono indispensabili, perché impraticabili  sono i confronti diretti e tempestivi per le restrizioni ed rispetto della distanza sociale, situazione emergenziale che sembra agevolare invece i centri decisionali che limitano così i contraddittori.  

Concordiamo con le conclusioni di Dario Matteoni, opportunamente sollecitato dal Tirreno, con le linee da lui suggerite per salvaguardare le baracchine di Toraldo, chiedendo al Comune di avviare una fase di studio e riflessione prima di procedere ad operazioni irreparabili.

da lui suggerite per salvaguardare le baracchine di Toraldo, chiedendo al Comune di avviare una fase di studio e riflessione prima di procedere ad operazioni irreparabili.


lunedì 25 gennaio 2021

Una profonda preoccupazione

Livorno  24 gennaio 2021

È quella che avvertiamo dopo aver letto l’articolo comparso sulla stampa cittadina che riporta le dichiarazioni del Sindaco e dell’ Assessora all’Urbanistica  del Comune di Livorno a proposito di possibili future scelte sul territorio.

Per memoria e per riflessioni e valutazioni, ci sembra opportuno fare un po’ di storia recente.

Era il maggio del 2019 quando Luca Salvetti, candidato sindaco, presentava pubblicamente il suo programma elettorale, in  cui, per quanto riguardava le intenzioni sul terreno delle politiche urbanistiche  non si faceva cenno ad una espansione del costruito al di là della Variante Aurelia; anzi, in alcuni passaggi del documento sembrava di poter intravedere la scelta responsabile di riuso e recupero della città costruita e di rinuncia a espandere la cementificazione in aree extra urbane. 

Grande lo spazio dedicato al tema della partecipazione nel campo del governo del territorio e riportiamo qui, sempre per memoria, alcuni passi

“Crediamo nella informazione e nella partecipazione consapevole ed attiva di singoli cittadini, delle associazioni culturali e sociali e delle categorie economiche…... La partecipazione deve avvenire “prima” che determinate scelte siano fatte. E definiremo parametri a questo proposito. Definiremo quando e come favorire la partecipazione. Intendiamo favorire l’ascolto critico e le buone pratiche, sperimentando nuove forme di cittadinanza attiva e di democrazia urbana. Un nuovo progetto urbano deve saper leggere bisogni, accogliere nuove pratiche di confronto, interpretare e agire….

Una nuova cultura di governo della città farà della partecipazione anche un argine ad interessi di parte ed a personalismi. L’ Urban Center  sino ad adesso è stato soprattutto utilizzato, salvo rari casi, come un luogo della comunicazione istituzionale. Possiamo e soprattutto dobbiamo invece far si che la Casa della Città si apra alla città tutta, sia avvertita come luogo di studio e informazione finalizzata al “conoscere per decidere”. 

Affermazioni assai condivisibi, almeno da noi dell’OTU che da anni interveniamo perché questo si realizzi, non solo per una declinazione del termine democrazia nel senso di democrazia reale, ma anche nella convinzione  che la partecipazione  sia “anche un argine ad interessi di parte ed a personalismi. “, come è scritto nel sopracitato programma elettorale.   

Sembrava, questa affermazione, una critica, anche se non esplicita,  alla cosiddetta urbanistica contrattata che ha dato una patente di liceità alla pratica di favorire corposi interessi privati al posto dell’interesse della collettività.

Arriviamo al dicembre 2020 e sindaco e assessora all’Urbanistica ci informano attraverso una conferenza stampa, i cui contenuti sono riportati su Il Tirreno in un articolo   di Mauro Zucchelli, dal significativo titolo  “Prg, in ballo   la fine del tabù della Variante Aurelia…”, che non è da escludere l’occupazione e l’edificazione al di là della Variante perché, se  è presente l’intenzione di non consumare altro suolo si vuole altresì evitare che la riconversione di aree all’interno della città provochi quello che l’assessora  chiama,  usando un termine di difficile comprensione per chi non è addentro al linguaggio tecnico,  l’appiccicume 

Non sappiamo quanto l’assessora frequenti le strade della nostra città e quanto abbia avuto tempo e modo per vedere i numerosi cartelli di vendita di immobili, gli appartamenti vuoti, i fondi commerciali chiusi da anni

Il sindaco, poi, aggiunge che “..sono state decine le occasioni in cui qualcuno è venuto a chiedermi aree per insediamenti produttivi…”: pensavamo, evidentemente a torto, che le scelte di chi è chiamato a “governare”  fossero conseguenza di studi e analisi dei fabbisogni, delle valutazioni dei guadagni e delle perdite che possono comportare per la collettività e non di richieste individuali.


Il riferimento, poi, alla partecipazione sul terreno del governo del territorio è quasi offensivo per chi a questo crede, perché confonde la partecipazione con l’organizzazione di alcuni incontri, per altro assai poco frequentati, almeno quelli aperti alla “semplice” cittadinanza, 

Emblematica è la vicenda del nuovo ospedale, di cui l’OTU e parte consistente della cittadinanza attiva si stanno occupando da tempo ,cercando di fermare una localizzazione  ( tra l’altro in contrasto con il piano strutturale di Livorno) che arreca danni gravi a un importante parco, il  Pertini/Parterre, cementificando un’ ampia area di verde attrezzato, contro ogni logica di sviluppo sostenibile,e che determina l’abbandono alla speculazione o al degrado del bell’ospedale di viale Alfieri.

Profonda la preoccupazione che le dichiarazioni contenute nell’articolo, a cui abbiamo fatto più volte riferimento, destano perché possono preludere a scelte che  vanno in totale controtendenza rispetto alla ormai ineludibile necessità di risanare,  bonificare i siti inquinati, rendere abitabile in sicurezza la città con grandi opere di prevenzione eliminando il rischio idrogeologico e sismico, trasformando le reti idriche per adeguarle alle mutazioni climatiche, rispettando e incrementando le aree a verde e alberate esistenti, riconvertendo le fonti energetiche inquinanti in energia rinnovabile e riducendo gli sprechi .

Sono operazioni queste che costituiscono un rilancio virtuoso di una economia finalmente centrata sul benessere e sul rispetto e la cura dei beni comuni.

Osservatorio Trasformazione urbane

Daniela Bertelli Daria Faggi Tommaso Tocchini


Un simulacro di partecipazione - Livorno ed il nuovo ospedale

 

 Livorno 23 settembre 2020

All’ Avv. Francesca De Santis Garante  regionale  

dell'informazione e della partecipazione Regione Toscana

Come Osservatorio Trasformazioni Urbane da anni sosteniamo che la partecipazione attiva è uno degli elementi imprescindibili di un buon governo: sul nostro blog sono presenti documenti e proposte in tal senso. http://urbanisticapartecipatali.blogspot.com/

Ci permettiamo quindi di segnalare i comportamenti e le scelte adottate dal Comune di Livorno nell’iter che dovrebbe portare alla realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero nella nostra città, che ci sembrano poco coerenti con quel  principio di partecipazione che ridefinisce in chiave democratica il rapporto tra amministratori e amministrati trasformando questi ultimi da spettatori a protagonisti dell’operato dei pubblici poteri. 

Pensiamo che un’opera come quella definita “Nuovo Ospedale” sia sicuramente degna di essere accompagnata fin dalla sua ideazione da un progetto di seria e coinvolgente partecipazione, soprattutto quando la sua realizzazione comporta:

varianti al piano strutturale  di recente approvazione, senza una adeguata valutazione dell’impatto urbanistico ambientale su una vasta zona della città,

smantellamento di un parco pubblico la cui realizzazione è costata, solo 30 anni fa, 2 miliardi di lire, 

pesante intervento su un parco storico (del 1845) tutelato.

E, in  ultimo, ma non meno importante, il progetto non è accompagnato da una benché minima ipotesi  di un modello complessivo di sanità sul territorio, se si escludono retoriche quanto inconsistenti affermazioni.

Che cosa è accaduto a Livorno?

Dopo una tragicomica vicenda ormai decennale, in cui se c’è stata continuità è stata quella di non aver voluto o saputo attivare forme di partecipazione decenti, arriviamo alle vicende a partire dal marzo 2019.

Marzo 2019

Un progetto è  approvato, come schema di realizzazione, dalla giunta regionale e da quella comunale (senza nessuna forma di reale partecipazione. Ne abbiamo notizia dalla stampa) 

Ottobre 2019 

La giunta regionale toscana  delinea  il piano di investimenti del sistema sanitario per il triennio 2019-2021: per l’ospedale di Livorno sono previsti  circa 260 milioni (tra quanti ne serviranno per la costruzione, ovvero quasi 200 compresa la casa della salute e per i macchinari). Si presume che il progetto sia quello del marzo 2019 

Dicembre 2019

Firma dell’accordo per il Nuovo ospedale di Livorno,  tra Regione Toscana-Comune di Livorno –Asl:  si parla di  245 milioni  e di alcune non sostanziali modifiche: quali?

21 aprile 2020

 Da poco uscita dal lockdown,  la città è informata dai media locali che è pronto un nuovo progetto alternativo al precedente.

10 giugno:

Firma nuovo accordo tra Regione Toscana, Comune di Livorno, Asl Toscana nord ovest, Provincia di Livorno,  Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etno antropologici per le province di Pisa e Livorno. Lo apprendiamo dalla stampa e nell’articolo comparso sulla Gazzetta di Livorno  siamo informati per bocca del sindaco che i primari ospedalieri e gli operatori  sanitari hanno espresso parere favorevole all'ipotesi del nuovo ospedale, ma senza che vengano specificate date e modalità degli incontri  (riunione dipartimentale, unità operative…). 

Ma..

Non tutti dovevano essere così entusiasti, dal momento che nel Luglio compaiono, sempre sulla stampa, articoli che riportano le critiche espresse dalla Fials.

4  settembre 2020: conferenza stampa del Comune di Livorno in cui si comunica che  “Entrano nel vivo le attività del percorso di informazione e partecipazione sul nuovo Ospedale di Livorno; un percorso promosso dal Comune di Livorno in accordo con l’Azienda USL Toscana Nord Ovest perché i cittadini , attraverso una serie di incontri, possano ricevere le informazioni sulle caratteristiche del nuovo progetto di struttura ospedaliera  nell’attuale fase di redazione dello studio di fattibilità. (fonte https://www.gonews.it/2020/09/03/nuovo-presidio-ospedaliero-di-livorno-al-via-il-percorso-di-informazione-e-partecipazione/ Copyright © gonews.it 

Sembra del tutto chiaro che il Comune di Livorno non ha le idee ben chiare sulla differenza tra informazione e partecipazione.

Tanto è vero che nel periodo precedente all’avvio  del percorso cosiddetto partecipativo, l’Amministrazione Comunale comunica la sua intenzione di “svolgere un'indagine di mercato per acquisire preventivi dagli operatori economici interessati a svolgere il servizio denominato “Esecuzione degli esiti del Piano della Caratterizzazione ed Analisi del Rischio sito specifica dell'Area ex Pirelli Sice Cavi”, cioè l’area di espansione per il nuovo presidio ospedaliero, giudicata dagli uffici tecnici comunali in data 03/12/2009 “potenzialmente contaminata” tanto da giudicare “le operazioni bonifica per la realizzazione di un ospedale particolarmente severe per rispondere ai requisiti di qualità dei terreni” Scadenza per presentazione dei preventivi 27 luglio 2020, spesa prevista 39.000 euro circa.

In data 7 settembre 2020 apprendiamo dalla stampa locale che la settimana precedente il Comune di Livorno ha ceduto all’Asl i terreni ex Pirelli, con un baratto virtuale, che dovrebbe realizzarsi alla fine (quando?) della costruzione del nuovo ospedale. Non compare alcuna indicazione sui passaggi istituzionali attraverso i quali è stata deliberata questa permuta.

Ci pare che sussistano tutte le condizioni di una grande preoccupazione sulla possibilità di poter godere, come abitanti di Livorno,  di una reale democrazia partecipativa.

Grazie per l’attenzione

Distinti saluti  

Osservatorio Trasformazione urbane





domenica 24 gennaio 2021

LA VICENDA DEL PARCO URBANO SCAMBIATO PER AREA EDIFICABILE


Articolo di Tommaso Tocchini pubblicato sulla rivista Ecologia Urbana.


La costruzione del nuovo blocco ospedaliero di Livorno, in un’area sottratta al Parco Pubblico prossimo al complesso ospedaliero storico, è l’oggetto dell’accordo sottoscritto il 10 Giugno 2020 da USL6, Regione Toscana, Comune di Livorno e perfino dalla Soprintendenza A.B.A.P. che, si ricorda, è l’organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che avrebbe il compito istituzionale di tutelare il patrimonio architettonico, paesaggistico, storico e artistico oltre a cooperare con la Regione e gli enti territoriali per la sua valorizzazione.

Il Parco coinvolto nel progetto, si trova sulla direttrice dell’acquedotto Leopoldino, in prossimità della “Gran Conserva”, ovvero il Cisternone, realizzato come gli altri due capisaldi del sistema di approvvigionamento idrico della città  ( il Cisternino di città e il purgatoio di Pian di Rota )  nella prima metà dell’800 dall’architetto Pasquale Poccianti, lungo il viale e “passeggiata” degli Acquedotti, oggi viale Carducci.  

Il Parco, conosciuto come Parterre, anch’esso progettato da Poccianti, primo esempio di parco pubblico in Europa, fu realizzato a protezione e valorizzazione del Cisternone, come espansione della fascia di verde della passeggiata che usciva dalla città in storica in direzione delle sorgenti; negli anni 80 il parco fu ampliato, ad est, con un’area compresa nei parametri urbanistici per l’intervento residenziale attuato sull’area di demolizione di buona parte degli stabilimenti della ex Pirelli adiacente ad esso; questa zona ceduta al Comune di Livorno, fu naturalizzata ed attrezzata con spazi ludici e l’intero parco rinominato Parco Pertini, secondo il progetto dell’architetto paesaggista Guido Ferrara.

L’area pertanto si connota come zona di particolare pregio urbanistico e culturale ed un bene ambientale per le essenze arboree presenti e per l’architettura del verde del parco, insieme ai fabbricati contemporanei alla realizzazione del viale di epoca ottocentesca.

Le sopracitate considerazioni, ed il dovuto riguardo alla tutela e salvaguardia del parco, e dell’immagine storica presente per tutto lo sviluppo del viale Carducci, compresi gli edifici rimasti dell’opificio Pirelli (complesso tutelato come archeologia industriale), devono indurre a rivedere la collocazione del nuovo ospedale prevista dallo studio di fattibilità.

L’integrità dell’intero Parco Pertini va infatti conservata e mantenuta e con questa tutte le attuali aree permeabili e tutte le essenze arboree presenti, comprensivo dell’area ludica eseguita dal Comune di Livorno sull’area ex Pirelli; ciò e soprattutto in considerazione che esistono all’interno dell’attuale perimetro ospedaliero superfici già asfaltate o edificate da liberare dove inserire il nuovo progetto di struttura.  E ad ulteriore motivazione va considerato che la posizione prevista per una volumetria così importante (il prospetto è di circa 100 m x 16 m), priva totalmente il parco dell’intera parte più recente e delle sue attrezzature, ed essendo posta a ridosso dell’ottocentesca sua parte storica, ne pregiudicherebbe fortemente anche l’apertura visuale e la luminosità, garantita dall’ampio circo di pattinaggio, condizionandone la godibilità e l’uso con la sua presenza incombente.

Il concetto di patrimonio comune e storico coinvolge non solo i monumenti e gli edifici di un territorio ma anche il suo paesaggio naturale o costruito, elementi che sono intrinsecamente connessi nel processo storico che va avanti, ma che di questi valori deve far tesoro specialmente allorquando costituiscano parte rappresentativa di una città e luogo vitale e tradizionale dei suoi abitanti, ed il parco Pertini/Parterre lo è.

Ridurre le aree verdi e ipotizzare nuove edificazioni ci sembra, inoltre,  una scelta incapace di cogliere quel rinnovato e forte interesse per le questioni ambientali, espresso anche e soprattutto dalle giovani generazioni, il cui futuro dovrebbe stare a cuore a chi opera scelte che inevitabilmente si ripercuoteranno lungamente sull’assetto urbano futuro.

In questa vicenda emerge anche l’incapacità o la rinuncia, in fase di progettazione, a confrontarsi con il contesto e ad affrontare un processo più complesso di comprensione attraverso l'osservazione e l'ascolto, a chiedersi cosa rappresenta l’impianto ospedaliero storico e come questa permanenza può dialogare con una nuova fase di ampliamento e ristrutturazione che consenta di stratificare funzionalmente in continuità anche il contrasto di linguaggio tra il patrimonio storicizzato e gli indirizzi funzionali contemporanei della cultura architettonica.

La soluzione scelta, dettata dalla semplificazione e dall’adozione di un modello standard che si cala facendosi spazio in un contesto fragile e prezioso, non prelude certamente a costituire motivo di orgoglio cittadino (come lo fu peraltro per la realizzazione dell’attuale ospedale) ma ribadisce una tendenza locale alla massima convenienza dell’attività edilizia, sia privata che pubblica, lasciando intravedere una prospettiva speculativa nella separazione fisica del nuovo dall’ospedale storico, che al di la delle buone intenzioni ventilate dalle autorità locali per un loro riuso sanitario e sociale, rimarrà una preziosa risorsa immobiliare da convertire in mano ad un soggetto di fatto privato che è l’Azienda USL.

 

Non si affrontano qui gli altri aspetti controversi della questione legati al rispetto degli strumenti urbanistici o la loro corretta gestione, alla giusta interpretazione delle nuove esigenze dell’organizzazione sanitaria, od alla salvaguardia del patrimonio comune e storico rappresentato dal vecchio nosocomio, alle pesanti ripercussioni di questa soluzione sull’assetto viario, cui come Osservatorio abbiamo dedicato numerosi interventi.

È certo che se dovesse realizzarsi questa previsione infausta la città subirebbe una profonda ferita per l’incapacità di leggere il suo tessuto e la sua anima, perseguendo in una gestione urbana e del territorio distratta miope.

TT per  O.T.U.  (Osservatorio delle Trasformazioni Urbane,)


 

TABELLA PARCO PERTINI/PARTERRE

 

superficie totale

mq 40.200

superficie a prato

mq 17.800

piante altofusto

n. 810

Macchia mediterranea

mq 2.630

piante a siepe

mq 810

parcheggio verde

mq 1.265

superfici pavimentate

mq 11.406

principali essenze arboree o arbustive

leccio, pino domestico, bagolaro, magnolia, tiglio, palma delle canarie, pioppo nero, ippocastano, platano, acacia rustica, acacia dealbata, canfora, cipresso, uscus, cotonaster, viburno, corbezzolo, mirto, alloro,  plumbago

tipologia d'uso

ricreativo - culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

I dati della tabella sono dello stato attuale dell’intera area del parco Parterre/Pertini.

L’area che verrebbe sottratta al parco corrisponde pressoché all’ampliamento degli anni 80: complessivamente circa 19.550 mq di cui 11.000 mq di superficie pavimentata ( i percorsi e il circo di pattinaggio ) 7.600 mq  aree a verde, sistemate a prato con bordure fiorite e un’ampia fascia a macchia mediterranea e oltre 150 albera