mercoledì 10 marzo 2021

L’ospedale e il Pd. di Leonardo Bertelli, Tommaso Tocchini, Daria Faggi.


Dal Tirreno del 9 marzo 2021 abbiamo appreso, con soddisfazione, che a Livorno  anche i consiglieri comunali del PD, partito che ha la maggioranza in Consiglio Comunale e che ha espresso il sindaco, si sono accorti che nella programmazione sanitaria riguardante la città di Livorno non mancano problemi.

Questo è quanto andiamo ripetendo da molto tempo ed in modo particolare e più insistente da circa un anno, cioè dalla firma, nel giugno 2020,  dell’ Accordo di programma tra Amministrazione Comunale, Regione, Provincia, Azienda USL Toscana nord/ovest, Sovrintendenza pisana Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che, senza alcuna consultazione con la cittadinanza, è comparso all’improvviso sulla stampa locale.

Anche in quella occasione sottolineammo come le indicazioni di nuovo nosocomio erano del tutto avulse da una seria e motivata programmazione sanitaria, che avrebbe dovuto precedere le scelte edificatorie, tanto più indispensabile in una situazione come quella di Livorno in cui negli anni si è assistito a un reale depauperamento dei servizi sia nell’ambito  dell’assistenza territoriale sia di quella ospedaliera, depauperamento che i consiglieri di maggioranza hanno denunciato solo oggi.

Come emerge da tutti i nostri interventi, con la proposta del Monoblocco si va a confermare il ruolo secondario , all’interno del sistema regionale, dell’ospedale livornese.

Con la cesura netta, prodotta dal prolungamento di via della Meridiana, tra Monoblocco e ospedale storico,si suggella l’abbandono del sistema attuale (lo sventramento della piastra chirurgica ne assurge a simbolo), si abbandona anche fisicamente l’ospedale storico, se ne separa il destino, se ne stravolge l’identità con la demolizione dei corridoi vetrati, predisponendo i padiglioni ad usi ignoti, in una configurazione somigliante ad una lottizzazione.

Con tardiva cognizione si corre ai ripari con improvvisate ipotesi di riutilizzo dei padiglioni, dopo aver perso l’occasione di rigenerarne il modello funzionale che in questa fase di emergenza pandemica è stato indicato come una possibile soluzione alla necessità del mantenimento di contemporaneità di cure.

Pare opportuno ricordare che nell’ottobre dello scorso anno abbiamo contestato alla direzione dell’azienda USL il modo in cui si era calcolato, in previsione del nuovo progetto, ed in epoca prepandemica,  il fabbisogno ospedaliero di Livorno, quantificato in un numero palesemente insufficiente: il rapporto abitanti/posti letto, il numero delle specializzazioni erano stati  dimensionati sui dati dell’intera regione, confermando quindi la necessità per la popolazione livornese di avvalersi di nosocomi posti fuori della nostra provincia.

In sostanza si rinuncia all’opportunità di creare, con una graduale ristrutturazione funzionale, che non dovrebbe aver conosciuto interruzioni, ed con una adeguata implementazione strutturale e dimensionale, coesa con il sistema originario, un grande ospedale che la città di Livorno merita.

Così la scelta localizzativa e costruttiva costituisce un triplo danno: un ospedale nuovo insufficiente, la completa dismissione funzionale di quello esistente e l’annullamento di una parte di verde pubblico.

Ci siamo chiesti e ci  chiediamo  perché il Comune di Livorno, sovvertendo l’ordine metodologico elementare della programmazione e progettazione urbana che vorrebbe vi fosse piena conoscenza del sistema poi la formulazione dell’idea infine la ricerca della migliore soluzione per realizzarla, abbia acriticamente accolto il progetto  della Regione Toscana  per il territorio livornese. Appare evidente che l’obiettivo principale di tale progetto non è tanto la risposta ai   bisogni del territorio livornese, quanto il completamento del disegno dei nuovi ospedali in Toscana, che ha caratterizzato la politica sanitaria della Regione nei precedenti anni e che ha mostrato non poche criticità. 

La presa di posizione del gruppo consiliare del PD sembra strappare finalmente il velo di insano opportunismo sulla questione ed aprire una nuova strada da percorrere  per realizzare un nuovo ospedale per Livorno, che, ricordiamo, è possibile all’interno dell’area ospedaliera attuale.

La nostra speranza è, quindi, che si possa al più presto correggere la rotta senza disperdere tempo e risorse utili, mettendo a frutto le esperienze di settore più recenti, per raggiungere un risultato che possa essere  un esempio da seguire e non una replica di modello di struttura standard la cui validità è già stata messa in discussione dove operante.