venerdì 24 agosto 2018

Quale futuro per l’Ospedale per Livorno. Secondo contributo p. OTU di Tommaso Tocchini


Una delle false motivazioni addotte per il trasferimento dell’Ospedale a Montenero fu l’impossibilità di intervenire sulla struttura di via Nievo senza venir meno ai vincoli della Soprintendenza per la tutela del complesso storico.
La cosa mi fu smentita dallo stesso responsabile dell’area livornese della Soprintendenza allorché chiesi se vi fosse stata una riflessione approfondita del problema e mi fu risposto che non vi era stato neppure un incontro in proposito con il Comune ed l’ASL.
Rispetto al tema, ho personalmente una posizione critica rispetto ad una rigida interpretazione delle norme di tutela, che a mio parere deve considerare il valore reale del bene da tutelare, dei suoi componenti, della sua relazione con la sua funzione ed il contesto in cui è inserito; ed ho sempre ritenuto la fase di approfondimento e confronto fondamentale per trovare le soluzioni che non lascino situazioni irrisolte.

Quindi quando ho letto la notizia che La Regione Toscana e l’USL hanno localizzato il nuovo blocco ospedaliero nell’area della ex Pirelli, ripensando a quanto sopra, ho riconsiderato alcune vicende.
Gli edifici della la ex Pirelli formano un complesso considerato archeologia industriale che in passato è stato oggetto di due tentativi di intervento di riuso o recupero.
_ il primo nacque  dalla necessità di realizzare parcheggi auto di servizio all’ospedale, che prevedeva l’utilizzo dei capannoni posti lungo la via della Meridiana, per cui  fu bandita una gara per la concessione degli immobili per la loro trasformazione e gestione.
L’aggiudicatario della gara proponeva di aumentare la superfice di parcheggio con un solaio intermedio tra il piano terra e la copertura; l’utilità del raddoppio della capacità del parcheggio e la maggior garanzia per l’equilibrio economico dell’operazione cozzò con il parere negativo della Soprintendenza PI_LI  che non ritenne sufficiente mantenere inalterata la struttura esterna,  e chiese che venisse mantenuta integra anche la struttura interna di sostegno della copertura (pilastri e capriate metalliche). L’impossibilità di ricavare un’altezza adeguata sopra il nuovo solaio intermedio, senza la sostituzione delle capriate, rese impraticabile l’operazione che fu revocata.
_ Nell’ambito dei finanziamenti PIUSS, nel 2008,  furono indetti tre concorsi di idee per relativi al Forte S. Pietro, alla Dogana d’Acqua ed al complesso della Pirelli, dove era previsto di collocare il Polo Archivistico Livornese ed altri servizi ad esso connessi. Questo  intervento  avrebbe costituito una struttura pubblica di valenza socio culturale nel cuore della città, con funzioni non incompatibili con l’area del parco Pertini. Il premio del concorso, per decisione della Commissione, non fu assegnato e le risorse finanziarie furono destinate al restauro della Dogana d’Acqua ( il cui risultato fa rimpiangere una diversa scelta operativa). La presenza in commissione di un rappresentante della Soprintendenza può far supporre che sia stata una motivazione simile alla precedente, contraria a qualsiasi modifica dell’organismo originario, a portare al respingimento di tutte le proposte.
A questo punto è opportuno fare una riflessione a tutto campo sulla questione del nuovo ospedale che coinvolga aspetti architettonici ed urbanistici; e per questo riprendo qui di seguito, attualizzandola, una riflessione già scritta in occasione della previsione di trasferimento dell’ospedale, per sostenerne il mantenimento nella sede storica.

Tutelare un edificio considerato patrimonio storico/architettonico significa non solamente mantenerne l’integrità fisica, ma in anche rispettarne la funzione nei casi in cui anche in relazione a questo secondo aspetto assuma il valore attribuito. (non riferirsi esclusivamente alla datazione)
Questa attenzione è tanto più opportuna  quanto più l’edificio rappresenta  ed interpreta  funzionalmente la sua destinazione e non mostri specifici pregi artistici o architettonici.
Nel caso di edifici storicamente più recenti, questo  è ancor più evidente perché la struttura funzionale tende a  permanere;  se altrimenti  la funzione venisse a decadere, dovendo intervenire nel riuso e ristrutturazione,  andrebbe scelta la destinazione più coerente in termini di articolazione degli spazi d’uso  del bene originale e più compatibile alla sua identità.
Con il passare del  tempo,  il  valore intrinseco del bene architettonico tende comunque ad assumere il valore puramente testimoniale (della sua funzione e della sua evoluzione )e quindi  si storicizza come  opera architettonico/ monumentale finendo per essere conservata, visitata ed ammirata, ma non usata.
Quest’ultimo caso può valere, per esempio, per la fortezza vecchia, ma ovviamente non per l’Ospedale .
L’Ospedale di Livorno ( realizzato intorno al 1930), è un organismo architettonico complesso, fortemente caratterizzato dalla sua destinazione e da un concetto non ancora superato di blocchi funzionali specializzati collegati da percorsi protetti (modello presente in molti centri ospedalieri di eccellenza in Italia ed all’estero) ;  partendo da questo presupposto c’è da chiedersi se non ci siano le condizioni per il suo recupero edilizio e tecnologico prima di ipotizzare il trasferimento della struttura sanitaria in altro luogo.
Si era invece frettolosamente rinunciato ad affrontare  il problema  ed è venuto a mancare un minimo approfondimento sul tema di fondo, non avviando un adeguato confronto sulle implicazioni di un  intervento edilizio cui sarebbe soggetta la struttura ospedaliera per l’adeguamento ai necessari requisiti strutturali ed ambientali.
Peraltro  qualsiasi destinazione alternativa, oltre a provocare una perdita di identità del complesso, obbligherebbe ad interventi altrettanto pesanti  per evitare un suo anomalo utilizzo o la sua inevitabile decadenza ed abbandono.

Oggi  è possibile riprendere l’argomento del recupero funzionale dell’Ospedale e valutare ogni ipotesi di intervento, esplorare  anche la previsione di pesanti operazioni piuttosto che rinunciare alla destinazione per la quale la struttura pubblica  è stata realizzata.
Questo approccio finora inesplorato ritengo possa aprire nuovi scenari: quelli  che vedono entro il perimetro della struttura ospedaliera le condizioni  per  operare  sugli edifici finalizzando gli interventi alle nuove esigenze,  e possa svelare  spazi per accogliere un eventuale nuovo blocco funzionale. Esistono infatti  alcuni edifici di più recente costruzione ed  estranei al progetto originario, ma anche in estrema ratio qualche elemento originario la cui eliminazione non  pregiudicherebbe la matrice storica del complesso, la cui demolizione  potrebbe creare od incrementare aree disponibili ad una nuova edificazione. E così  portare avanti un programma di rinnovo dell’Ospedale nella  sua sede storicamente consolidata, urbanisticamente integrata alla città e considerata dalla maggior parte dei livornesi un patrimonio comune

Dunque  c’è da chiedersi se prima degli annunci sull’operazione che riverserebbe sull’area ex Pirelli  le soluzioni delle nuove necessità, si debba procedere ad opportune valutazioni,  approfondimenti e confronti riguardanti entrambi gli organismi oggi coinvolti nell’operazione.
Allora provo a formulare alcune delle domande che dovrebbero porsi:
-        se sia opportuno intervenire nell’area della ex Pirelli con il nuovo blocco, presumibilmente sottraendo spazio al parco Pertini, o comunque andando a creare una presenza incombente e incompatibile per destinazione alla funzione pubblica di un’area verde storica e centrale della città; 
-        se sia più valida una trasformazione della ex Pirelli in struttura di servizio e di interfaccia con il parco, non escludendo eventuali servizi accessori al complesso ospedaliero.
-        se sia più opportuno  intervenire entro il perimetro del vecchio complesso ospedaliero, anche con sostituzioni ed incrementi di volumetrie, pur di mantenerne la funzione; questo attraverso l’inevitabile sacrificio di parti meno significative architettonicamente, piuttosto che riservare ad esso diverse(?) destinazioni che ne tradirebbero la matrice originaria, ancora coerente e funzionale nella sua articolazione.

In sostanza non si può affrontare le questioni senza una conoscenza profonda di dove si va ad operare: partendo dal modello di sanità che si intende seguire, come ribadito nell’ultima nota OTU,  si deve procedere  ad una seria analisi e programmazione confrontando le necessità,  le risorse disponibili ( patrimonio immobiliare storico ) i margini di intervento praticabili, le ripercussioni sul contesto più ampio, l’ambito urbanistico; ed infine agire in maniera trasparente operando le scelte non prima di una condivisione degli scenari attraverso una reale partecipazione.
Buone le intenzioni, ma evitiamo facili soluzioni che rischiano di naufragare o di fare danni, o comunque di lasciare zone d’ombra irrisolte.