giovedì 23 aprile 2020

Sull’ennesimo progetto di Ospedale a Livorno


Va bene, continuiamo così, facciamoci del male»
(Nanni Moretti in Bianca)



per l’OTU Tommaso Tocchini, Daria Faggi, Leonardo Bertelli.

Il tormentone di questo periodo di isolamento e distanziamento è:” Andrà tutto bene” e ne comprendiamo l’obiettivo antidepressivo e consolatorio, Ma!!

Pensiamo che sia facile capire che non andrà tutto bene se le criticità emerse con tutta la loro evidenza non spingeranno ad una riflessione attenta, a scelte coerenti con una possibilità di contribuire a dar vita a realtà meno distruttive, più eque, che rispettino la vita e la libertà delle persone, tutte.
Ci piacerebbe anche assistere al riconoscimento  di errori fatti da chi ha esercitato, a vario titolo e a vari livelli, il potere, o quanto meno a delle scuse: sappiamo che se non c’è questo, difficilmente si darà vita ad un reale cambiamento.

E questo vale ai diversi livelli e l’agire locale potrebbe dare utili suggerimenti.
Purtroppo quando leggiamo articoli come quelli comparsi in  questi giorni sulla stampa locale a proposito del progetto di “ nuovo ospedale”, sentiamo farsi sempre più sottili le nostre speranze.

Dalle notizie che ricaviamo dagli articoli apprendiamo che si sacrifica senza alcuna remora un parco pubblico cittadino demolendo una attrezzatura esistente; si aggiunge che il verde sarà recuperato dopo, dopo quando? E il verde sarà all’interno dell’area ospedaliera? Cosa ne è della riflessione, più volte avanzata in questi mesi del rapporto effetti pandemie/ dissesto ambientale?

La crisi sanitaria di questi mesi ha, tra l’altro, dimostrato l’inadeguatezza di sistemi basati sulla cura dei ricoverati in poche grandi strutture a discapito della prevenzione e della medicina territoriale: questo, insieme alla consapevolezza del disastro conseguente al progressivo disinvestimento nella sanità pubblica,  richiede una revisione globale della programmazione a livello nazionale, regionale, locale.
Ed allora, che senso ha precipitarsi a presentare, in forme dal punto di vista di rapporti istituzionali e di partecipazione democratica assai discutibili, l’ennesima versione del  progetto di nuova unità ospedaliera?

La delicatezza dell’argomento e la sua importanza per la città, testimoniata dalla sua annosa cronistoria, nonché la promessa reiterata da parte dell’amministrazione, di procedere in modo trasparente condividendo tutte le scelte con la cittadinanza, avrebbero consigliato di trattare l’argomento con modalità assai diverse e se l’emergenza Covid.19 dovesse servire da giustificazione per chiudere improvvisamente senza discussione la questione del nuovo ospedale si aggiungerebbe  danno a danno.
Riteniamo quindi opportuno proporre alla Amministrazione e alla cittadinanza alcuni spunti di riflessione

Ci sono alcune caratteristiche che accomunano il primo progetto (definitivo), quello fortunatamente  abbandonato, risultato di  un appalto concorso e quindi di un confronto tra diversi progettisti, e quello  comparso improvvisamente in questi giorni (neppure preliminare) a firma di un ingegnere:
-     la mancanza di opportuni riferimenti ad una pianificazione sanitaria e di indicazioni sul tipo di sanità e di organizzazione ospedaliera, come sottolineato  da una parte del sindacato ospedaliero;

-     un insano disprezzo dei fondamenti generali urbanistici:

Il Piano Strutturale attuale approvato dal Consiglio Comunale con Delibera n. 75 del 7 Aprile 2019, prevede di costruire la nuova struttura nell’area dell’attuale Ospedale di Viale Alfieri:  una sua modifica richiede procedure complesse,  tempi lunghi ed anche, ci augureremmo, l’apertura di un dibattito in città. Il progetto comparso attualmente sulla stampa cittadina non è sicuramente all’interno dell’attuale nosocomio, appare piuttosto un nuovo ospedale molto ridotto nelle dimensioni che tende ad abbandonare l’esistente riproponendo l’ “affare” della nuova costruzione e della “valorizzazione” edilizia del vecchio. Anche l’indicazione della nuova viabilità che unirà il viale Carducci alla via Gramsci , tagliando in due l’area ospedaliera e demolendo servizi di recente costruzione nonché la cosiddetta “rotondina” (edificio vincolato), appare destinata più ad urbanizzare aree edificabili che a servire attività ospedaliere. Totalmente assente qualsiasi valutazione sull’impatto ambientale sulle residenze della Via Meridiana e sul parco adiacente (o quel che ne resterebbe).

Ed inoltre:
-     sulla struttura  ex Pirelli, nonché sul parco storico Pertini esistono  i vincoli della Sovraintendenza, vincoli che in passato hanno  impedito la realizzazione di  progetti comunali
-        riguardo all’affermazione che spostare la nuova costruzione nell’area ex Pirelli, produrrebbe un risparmio di 80 milioni di euro (immaginiamo ci si riferisca al progetto precedente illustrato nel novembre/dicembre scorso),  ci chiediamo se si sia tenuto conto:
-     dello stato del sottosuolo  dell’area ex Pirelli, che, ricordiamo, è stata area industriale dal 1906 fino agli anni ’80 del ‘900  e che comporterebbe, nel caso di scavi    un intervento non semplice di bonifica;
-     degli interventi necessari al restauro ed all’adeguamento strutturale e funzionale dello stesso complesso ex Pirelli per il suo innesto al nuovo blocco ospedaliero;
-     dei lavori infrastrutturali e di risarcimento del parco pubblico, che non dovranno essere operazioni accessorie rispetto all’intervento ospedaliero.
In assenza di esami del sottosuolo, di valutazioni sulle demolizioni necessarie, in sostanza di un progetto esecutivo serio con apposito computo metrico estimativo, il calcolo sui costi riteniamo sia stato eseguito a spanne.
Al momento quindi ci sembra una proposta frettolosa e avventata, sicuramente non partecipata e foriera di danni futuri, che, inoltre, potrebbe comportare ulteriori ritardi, ben oltre la fine della pandemia e della temuta fase di ritorno 2021, nell’avvio della costruzione della nuova struttura ospedaliera e il ripristino dei padiglioni storici.



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